Uno spazio immacolato, asettico
Elementi della memoria immersi in una uniformità livellante
Una sala d'attesa: aspettative sogni e paure, ricordi
Scardinare il tempo: inevitabilmente il passato si insinua
schegge di memoria si scontrano
ricordi individuali e memoria collettiva si confondono
E nell'intreccio dell'individuale col collettivo
ricostruire un appartenenza,
un vincolo un sentirsi...
Cercarsi nei corpi di donne e uomini di 50 anni fa,
nella loro stessa precarietà
nella stessa speranza di una possibilità
e di una scelta
La Piazza Rossa: uno spettacolo sull'attesa che qualcosa accada, che tutto cambi, che qualcuno ci chiami,
che ci destini un'identità esistenze chiuse nelle loro ragioni i loro bisogni le loro paure
la difficoltà della relazione con l'altro sfocia nel grottesco e crea imbarazzo e comicità
uno spazio asettico, uno spazio destinato alla memoria di quello che fummo e dal quale ci siamo
allontanati grazie allo sviluppo,
alla tecnologia al progresso, una memoria conservata, catalogata edulcorata e... ripulita.
Una terra dove non succede mai niente, ma quando succede... è... esagerato.
Schegge di memoria che sfuggono all'oblio e alla rinfusa cercano un senso.
Questi gli ingredienti della Piazza Rossa, che non è quella di Mosca, ma quella di un piccolo paese
al centro dell'appennino abruzzese, una piazza rossa non di nome, una piazza che diventa rossa suo malgrado,
il 30 aprile 1950 al culmine della lotta dei contadini marsicani per il lavoro e per la terra e contro la prepotenza
medioevale che il Principe Torlonia esercitava sul suo feudo, a Celano (uno dei paesi della marsica più attivi nella lotta)
spararono sulla folla radunata nella piazza del paese... due braccianti morirono, decine furono i feriti.
Le cronache nazionali e internazionali, già interessate dalle forme di lotta dei poveri contadini della Marsica contro il potente latifondista,
riprendono la notizia e ne parlano diffusamente. La polizia è quella di Scelba, il sindacato è quello di Di Vittorio, la tensione è alta...
e la partecipazione popolare è imponente, dopo poco tempo Torlonia viene espropriato, i cafoni della marsica cacciano
il Principe Torlonia dal Fucino.
A meno di 60 anni da quei fatti, in un territorio dove per dirla con Silone "non succede mai niente", poco o nulla è rimasto
nella memoria collettiva, la piazza in poco tempo è stata completamente ripulita, risciacquata, candeggiata e ammorbidita da
non lasciare trapelare niente del suo passato.
Tanto sangue tante urla tante imprecazioni tanta gioia tanta lotta tanta passione, che non hanno
lasciato tracce: ci hanno regalato un passato bucolico, fatto di incomprensibili sofferenze e romantici rapporti: un passato ripulito.
E nel tempo che lo spettacolo offre lo spazio asettico della memoria edulcorata viene profanato
non per ricordare, ma per chiedere... perchè?